I pericoli della chemioterapia
Il
principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano
sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule
cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
Un
malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli
provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli,
ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera da qualsiasi problema e responsabilità.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Un
team di studiosi alla ricerca del perché le cellule tumorali sono
così resistenti, accidentalmente è inciampato su una scoperta molto
più importante. Mentre conducevano la loro ricerca, il team ha
scoperto che la chemioterapia in realtà danneggia fortemente e
cellule sane e, successivamente, fa scattare in loro il rilascio di
una proteina che
sostiene e dà combustibile alla crescita tumorale.
Oltre a ciò, rende il tumore altamente resistente al trattamento futuro.
Segnalando i loro risultati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, gli scienziati riferiscono che i risultati sono stati ‘del tutto inaspettati’
Oltre a ciò, rende il tumore altamente resistente al trattamento futuro.
Segnalando i loro risultati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, gli scienziati riferiscono che i risultati sono stati ‘del tutto inaspettati’
Conosciuta
come WNT16B, gli scienziati che hanno effettuato le ricerche dicono
che questa proteina creata dal trattamento chemio aumenta la
sopravvivenza delle cellule del cancro ed è la ragione per cui la
chemioterapia conclude effettivamente la vita in modo più rapido. Il
co-autore Peter Nelson, membro del Fred Hutchinson Cancer Research
Center di Seattle, spiega:
“La WNT16B, se prodotta, può interagire con le cellule tumorali vicine e farle crescere, invadere, e, soprattutto, resistere alla terapia successiva.”
Il
team ha poi concluso l’istruzione con queste parole:
“I nostri risultati indicano che le risposte determinate nelle cellule benigne … possono contribuire direttamente alla cinetica di una maggiore crescita del tumore.”
Alla
voce Antraciclinici
(uno
dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione
può causare: “Stomatite,
alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La
cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa
classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o
cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono
potenzialmente mutageni e cancerogeni”.
Alla
voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è
scritto che dopo la sua assunzione può causare: “E’
cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo
impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che
aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
In
un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento
della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo
“Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti
a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento
pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è
scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è
quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici.
Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai
pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Il
documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici
antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International
Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie
internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente
cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme
del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti
cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti
alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è
loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o
la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.
Quindi
queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere
etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono
considerate “farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto]è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’.
L’Agenzia
è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la
valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti
trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento
della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è
stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con
la patologia primitiva”.
Tabella
1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente
cancerogeni per
l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea
(CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina
Certamente
si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di
bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene
per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri.
Quasi
tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di
termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La
termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della
sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che
conservano attività mutagena.
È
pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione
chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad
incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni
endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento,
in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste
sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se
incenerite a 1000°C “conservano
attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
FONTI:
DISINFORMAZIONE.IT

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