Mangia grasso e vivi bene” è il titolo (e a questo punto anche il felice slogan di chi ha qualche chilo in più) di un interessante, sorprendente (per certi versi) libro scritto dal medico Francesco Perugini Billi.
Dottore, perché il grasso non fa male? E perché ci hanno detto fino allo sfinimento che fanno male certi cibi?
“I grassi sono stati sempre presenti nella dieta dell’uomo fin dai primordi. Pensiamo solo al maiale, animale “grasso” per antonomasia, che ha giocato un ruolo fondamentale nella dieta dell’Europa medievale ed è ancora tanto presente nelle tradizioni culinarie delle nostre regioni. Per quanto riguarda la paura del colesterolo, questa è nata negli Stati Uniti agli inizi degli anni ’50. Si tratta di una storia fatta d’interessi economici, industriali e politici, nulla a che fare con la salute della gente. La demonizzazione di pancetta, uova e burro è stata una manna per l’industria degli oli di semi e delle margarine, e successivamente dei cibi dietetici, mentre lo spauracchio del colesterolo lo è stato per le industrie del farmaco. Peccato che 50 anni di ricerche e tanti soldi spesi non sono stati in grado di dimostrare che una dieta povera di grassi allunga la vita, né che il colesterolo provoca l’infarto”.
Oggi siamo arrivati al punto che si spende di più per dimagrire che per mangiare bene..
“E’ curioso come negli ultimi decenni abbiano fatto di tutto per “sgrassare” la nostra dieta e mangiare male e senza gusto. Non solo non sono state debellate le malattie coronariche, ma sono aumentati il diabete e l’obesità, che sono l’anticamera di quelle stesse malattie cardiovascolari di cui ci si voleva liberare. Rifuggiamo i grassi come la peste e poi ci ingozziamo di zuccheri e farine raffinate. Il corpo ha bisogno di una certa quantità di calorie. Se gli neghiamo i grassi, allora li cercherà sotto forma di carboidrati. Il problema è che questi, a differenza dei grassi, creano dipendenza, possono provocare insulinoresistenza e più facilmente portare al sovrappeso. Quindi, spendere i propri soldi in alimenti “scremati”, “magri” e “light” non è la risposta giusta. Non solo non fanno dimagrire, ma non sono neanche salutari”.
Qual è secondo lei una dieta per stare bene?
“Oggi si fa un gran parlare della “dieta mediterranea”. Gli esperti ci vogliono far credere che si tratti di una dieta povera di grassi animali, ricca di pesce, cereali e legumi. Forse nei loro sogni! Sì perché una tale dieta nel Mediterraneo non esiste. Tra i popoli che si affacciano su questo antico mare il consumo di grasso e carne è molto diffuso ed estremamente variabile da zona a zona. In Calabria, ad esempio, ci sono decine di succulenti e pingui piatti a base di maiale, mentre i Sardi, che sono tra i popoli più longevi al mondo, hanno sempre mangiato poco pesce, preferendo i formaggi e le carni, come quelle di maialino, di pecora e di capra. Cosa voglio dire con questo? Che la differenza di mortalità per cause cardiovascolari tra gli americani e i popoli mediterranei che tanto colpì i ricercatori negli anni ’60 non era dovuta al diverso consumo di grassi animali, ma piuttosto al fatto che nel mediterraneo ancora si mangiavano cibi locali, freschi, così come la terra li aveva prodotti, mentre oltreoceano già imperversavano i cibi manipolati dall’industria”.
Ci può fare un esempio di prodotti che secondo la teoria lipidica fanno male ed invece vanno recuperati?
“Tra gli alimenti più colpiti dagli anatemi dei grassofobici ci sono sicuramente le uova e il burro. Non c’è nulla di male in questi alimenti, piuttosto dovremmo occuparci della loro provenienza. Vale il detto “sei quello che i tuoi animali mangiano” e purtroppo oggi la maggior parte degli animali vengono nutriti con pastoni industriali, compostri da soia e cereali, che abbassano di molto i fattori protettivi per la salute presenti negli alimenti”.
Il fatto che sia sorta Slow Food con i presidi e che sia in atto una riscoperta dei prodotti tipici sono conferme alle sue teorie?
“Sì, bisogna recuperare le razze autoctone, i modi di produzione artigianale e proteggere le piccole realtà produttive che non possono competere con la schiacciante politica della grande industria alimentare la cui filosofia è quella del “tanto a poco prezzo” ”.
Mangiare grassi va bene ma con misura…
“Non bisogna avere paura dei grassi o dei cibi grassi, se questi non sono stati manipolati dai processi industriali. Il grasso là dove la natura l’ha messo va benissimo! Il grasso del cibo ci aiuta ad assorbire numerose vitamine, minerali e gli antiossidanti, oggi così di moda. Stiamo lontano dai grassi idrogenati, che ormai sono presenti in quasi tutti i prodotti da pasticceria e da forno commerciali e spesso anche artigianali. Questi sono i grassi che vi fanno male davvero. Per le nostre popolazioni, gli unici grassi storicamente coerenti sono lo strutto, il burro e l’olio extravergine. Usateli anche per cucinare. Sono tutti grassi che tengono bene le alte temperature e non si disgregano in radicali liberi, come fanno i tanto osannati oli di semi”.
Ci sono alimenti che è meglio evitare?
“Tra quelli veramente genuini, naturali, tradizionali, prodotti con metodi rispettosi dell’ambiente e degli animali, assolutamente nessuno!”
Intervista al Dr Perugini Billi pubblicata su IL TIRRENO di Livorno 9 maggio 2007
PALEOTRAINER è un progetto che vuole essere guida per chi si avvicina alla PALEO DIETA (anche detta DIETA GENOMICA). Il nostro obiettivo è la salute dell'individuo a 360°, il principio cardine sul quale si fonda la PALEO è l'assunzione esclusiva di alimenti compatibili col nostro genoma, il quale è stato scolpito in oltre 2 milioni di anni nei quali l'uomo è stato cacciatore/raccoglitore.
venerdì 25 gennaio 2013
venerdì 23 novembre 2012
COS 'E' LA PALEO DIETA
IN QUESTO ARTICOLO UNO DEI MASSIMI ESPERTI ITALIANI SPIEGA COS'E' LA PALEO
di Claudio Tozzi.
Per decenni ci hanno riempito di fregnacce sull’ alimentazione, riso/pollo e riso/tonno per la massa, fette biscottate con marmellata la mattina per dimagrire, ingerire meno calorie di quelle che si assumuno e altre cose nazional-popolari alla Pippo Baudo. Ma la Paleo Diet di Loren Cordain distrugge tutti questi miti, partendo dalla storia della nostra evoluzione.
Dopo averla letta, lascerete perdere per tutta la vita i “Porta a Porta” dedicati all’ alimentazione con i capelli e baffi grigi... Generalmente tutto il mio lavoro è basato sullo studio dell’ evoluzione umana, come il mio BIIOSystem®, settato sui ritmi di caccia/riposo dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori. Ma per l’ alimentazione vale lo stesso discorso?
La risposta è: assolutamente sì! Per circa due milioni e mezzo di evoluzione umana passati a cibarsi di una determinata selezione in qualità e quantità di cibi ha modellato i nostri geni su una determinata dieta, basata essenzialmente su carne, pesce, frutta, verdura e frutta secca. Ma negli ultimi 10.000 anni l’ uomo ha introdotto l’ agricoltura (per motivi non ancora ben chiari) che ha portato all’ utilizzo anche di “nuovi cibi” come i cereali, i legumi, latte e derivati, mai ingeriti in precedenza da nessun essere umano, che hanno creato diabete, obesità, celichia, perdita di massa muscolare e ossea e tantissimi altri problemi. Certo, per riconfigurare i nostri geni sui nuovi alimenti il nostro organismo dovrebbe farcela in almeno 20.000/30.000 anni, ma ci sarebbe un piccolissimo problema: ne sono passati “solo” 10.000....
Secondo Loren Cordain dell’ Università del Colorado, autore della Paleo Diet, il nostro patrimonio genetico è ancora in gran parte ottimizzato per rispondere in modo efficiente alla dieta paleolitica e dovremmo per questo motivo eliminare tutti i prodotti dell’ agricoltura per rendere il nostro corpo forte, muscoloso, efficiente e in salute. Tale nome deriva dal fatto che il paleolitico è un era, da 1,5 milioni a 10.000 anni fà, in cui vivevamo appunto di sola caccia/raccolta. Nello specifico, i cacciatori-raccoglitori traevano fino al 65% della loro energia dagli animali vertebrati, mangiando ogni parte della selvaggina e dei pesci, nutrendosi raramente di uova e senza mai consumare latte e derivati.
Per comprendere meglio la maggiore qualità della dieta paleolitica, per esempio 1000 calorie di proteine magre di carne e pesce contengono cira 33,7 grammi di aminoacidi ramificati (BCAA), mentre 1000 calorie provenienti dal grano ne contengono 6 grammi. Inoltre consumavano crudi una certa varietà di frutti freschi, foglie, fiori e bulbi, molti dei quali ricchi di composti che prevengono molte malattie; adesso però sono stati tolti dalle tecniche delle moderne coltivazioni. I cereali fino a 10.000 anni fa non veniva consumati e quando lo erano non si macinava finemente il grano o si producevano farine prive di fibre.
Non assumevano sale e la loro dieta era ricca di sali di calcio e di potassio. Molti erano nomadi, raramente si accampavano in un singolo posto abbastanza a lungo da permettere la fermentazione dei frutti o altre parti di piante ricche di carboidrati in etanolo o acido acetico (aceto) e certamente non distillavano bevande altamente alcoliche. Tutti i problemi legati al bere birra o vino, ubriachezza, cirrosi epatica, alcolismo e incidenti stradali, nascono tutti dal fatto che il nostro organismo non si assolutamente evoluto con queste bevanda e quando si ingeriscono impazzisce.
Si possono rilevare le importanti differenze anche in termini quantitivi di ripartizione dei nutrienti, rispetto all’ attuale popolazione americana. Come si può notare, nel paleolitico si consumavano tra il 22 e il 40% di carboidrati, tutti a basso indice glicemico e tra l’ altro assunti per milioni di anni, ottimizzandosi perfettamente con i nostri geni. La dieta attuale americana non solo prevede quasi il 50% della razione totale di carboidrati, ma molti di questi sono pane, pizza e dolci ad alto indice glicemico e in più essendo cereali il nostro genoma li “conosce” da meno di 10.000 anni, un tempo insufficiente per renderli affini al nostro DNA. Questo e altre problematiche ha portato gli Stati Uniti ad essere la nazione più obesa al mondo.
Dopo averla letta, lascerete perdere per tutta la vita i “Porta a Porta” dedicati all’ alimentazione con i capelli e baffi grigi... Generalmente tutto il mio lavoro è basato sullo studio dell’ evoluzione umana, come il mio BIIOSystem®, settato sui ritmi di caccia/riposo dei nostri antenati cacciatori-raccoglitori. Ma per l’ alimentazione vale lo stesso discorso?
La risposta è: assolutamente sì! Per circa due milioni e mezzo di evoluzione umana passati a cibarsi di una determinata selezione in qualità e quantità di cibi ha modellato i nostri geni su una determinata dieta, basata essenzialmente su carne, pesce, frutta, verdura e frutta secca. Ma negli ultimi 10.000 anni l’ uomo ha introdotto l’ agricoltura (per motivi non ancora ben chiari) che ha portato all’ utilizzo anche di “nuovi cibi” come i cereali, i legumi, latte e derivati, mai ingeriti in precedenza da nessun essere umano, che hanno creato diabete, obesità, celichia, perdita di massa muscolare e ossea e tantissimi altri problemi. Certo, per riconfigurare i nostri geni sui nuovi alimenti il nostro organismo dovrebbe farcela in almeno 20.000/30.000 anni, ma ci sarebbe un piccolissimo problema: ne sono passati “solo” 10.000....
Secondo Loren Cordain dell’ Università del Colorado, autore della Paleo Diet, il nostro patrimonio genetico è ancora in gran parte ottimizzato per rispondere in modo efficiente alla dieta paleolitica e dovremmo per questo motivo eliminare tutti i prodotti dell’ agricoltura per rendere il nostro corpo forte, muscoloso, efficiente e in salute. Tale nome deriva dal fatto che il paleolitico è un era, da 1,5 milioni a 10.000 anni fà, in cui vivevamo appunto di sola caccia/raccolta. Nello specifico, i cacciatori-raccoglitori traevano fino al 65% della loro energia dagli animali vertebrati, mangiando ogni parte della selvaggina e dei pesci, nutrendosi raramente di uova e senza mai consumare latte e derivati.
Per comprendere meglio la maggiore qualità della dieta paleolitica, per esempio 1000 calorie di proteine magre di carne e pesce contengono cira 33,7 grammi di aminoacidi ramificati (BCAA), mentre 1000 calorie provenienti dal grano ne contengono 6 grammi. Inoltre consumavano crudi una certa varietà di frutti freschi, foglie, fiori e bulbi, molti dei quali ricchi di composti che prevengono molte malattie; adesso però sono stati tolti dalle tecniche delle moderne coltivazioni. I cereali fino a 10.000 anni fa non veniva consumati e quando lo erano non si macinava finemente il grano o si producevano farine prive di fibre.
Non assumevano sale e la loro dieta era ricca di sali di calcio e di potassio. Molti erano nomadi, raramente si accampavano in un singolo posto abbastanza a lungo da permettere la fermentazione dei frutti o altre parti di piante ricche di carboidrati in etanolo o acido acetico (aceto) e certamente non distillavano bevande altamente alcoliche. Tutti i problemi legati al bere birra o vino, ubriachezza, cirrosi epatica, alcolismo e incidenti stradali, nascono tutti dal fatto che il nostro organismo non si assolutamente evoluto con queste bevanda e quando si ingeriscono impazzisce.
Si possono rilevare le importanti differenze anche in termini quantitivi di ripartizione dei nutrienti, rispetto all’ attuale popolazione americana. Come si può notare, nel paleolitico si consumavano tra il 22 e il 40% di carboidrati, tutti a basso indice glicemico e tra l’ altro assunti per milioni di anni, ottimizzandosi perfettamente con i nostri geni. La dieta attuale americana non solo prevede quasi il 50% della razione totale di carboidrati, ma molti di questi sono pane, pizza e dolci ad alto indice glicemico e in più essendo cereali il nostro genoma li “conosce” da meno di 10.000 anni, un tempo insufficiente per renderli affini al nostro DNA. Questo e altre problematiche ha portato gli Stati Uniti ad essere la nazione più obesa al mondo.
Per comprovare questo, i ricercatori sono andati a misurare la percentuale di grasso corporeo nei pochi gruppi di cacciatori-raccoglitori che esistono ancora sul nostro pianeta, come gli aborigeni, i Kung (si, con il punto esclamativo davanti), Eschimesi e Pigmei. Come si può notare dalla figura I-2, queste tribù hanno il grasso corporeo mediamente molto basso, (da gara di bodybuilding), mentre la la percentuale degli occidentali (Westerners) è mediamente il doppio.
Ma non è finita qui, perchè l’ alimentazione paleolitica di queste popolazioni sembrano avere effetti anche sulla salute. Sono stati misurati i livelli di colesterolo in alcune popolazione odierne di cacciatori-raccoglitori, in cui si nota che i valori variano da un minimo di 106 dei pigmei ad un massimo di 142 dei brasiliani Yanomamo. Ricordo che il pericolo di problemi cardio-vascolari possono esserci se si supera i valore di 200 e che la media nella popolazione occidentale è di 210...
Anche i valori di pressione sanguigna sono assolutamente molto più bassi della media occidentale, come si può ben vedere dalla tabella I-2 riferita ai Yanomamo. Gli Indios brasiliani Yanamamo hanno conosciuto il sale solo negli anni 70 ed erano completamente esenti dall’ipertensione: la loro pressione media era di 64/102. Per comprendere meglio ricordo che I valori di pressione sanguigna considerati normali sono 90/120 e che negli Stati Uniti il 65% delle persone ha una pressione di 90/140 o più alta, specialmente tra i 65 e 74 anni. Complessivamente il 31% della popolazione italiana è iperteso e il 17% è border-line, cioè al limite.
Se questi dati vi hanno convinto, vediamo insieme quali sono le regole per applicare al meglio questo tipo di alimentazione, la cui messa in pratica è decisamente semplice e cioè assumere regolarmente:
Carni magre, pesce e frutti di mare
- Frutta e vegetali non amidacei
- Niente cereali
- Niente legumi
- Niente latticini
- Niente cibi industriali; tutto quello che ha un etichetta potrebbe essere un problema
- Per quanto riguarda la frutta secca, può essere consumata, anche quella grassa; solo quando si deve perdere peso non deve esserne consumata più di 100 grammi al giorno. Successivamente quando la PaleoDiet vi cambiarà il metabolismo potrete assumerne a volontà. Consigliate le noci, i pinoli, le mandorle.
Cibi da ridurre o eliminare nella Paleo Diet
- Tutti i cibi spazzatura e i prodotti industriali
- Cibi con farina bianca, di kamut, di farro,farina di frumento di 0 e 00, zucchero
- Pane fresco e confezionato, grattugiato, torte, cereali per la colazione, biscotti, cracker, merendine industriali, pasta secca e fresca, crostate, focacce, piadine e tigelle, base pronte per pizze, per focacce e per torte dolci e salate.
- Tutti i dolcificanti artificiali e gli edulcoranti (aspartame, saccarina, ecc.)
- Tutti i cibi che contengono sciroppo di mais al alto contenuto di fruttosio
- Le verdure amidacee ad alto carico glicemico, come le patate lesse
- I succhi di frutta industriali
- Le verdure in scatola
- I cibi con acidi grassi idrogenati (che vengono trasformati in grassi trans)
- Gli oli raffinati, come quelli di mais, girasole, arachidi e semi vari
- Le carni rosse non biologiche e le frattaglie
- I grandi pesci predatori e il pesce pescato in fiumi inquinanti che contengono alti livelli di mercurio, come pesce spada e il tonno.
- La caffeina
- Alcool (non più di tre bicchieri di vino rosso a settimana
- Conservanti, additivi, coloranti
In particolare Loren Cordain consiglia di seguire questi 7 principi:
- Assumete una buona quantità di proteine animali
- Mangiate meno carboidrati di quelli di solito consigliati dalle diete popolari ma assumere frutta e verdura,
senza tuberi amidacei, cereali e zuccheri raffinati. - Assumere fibra, sempre da frutta e verdura
- Assumere una moderata quantità di grasso, sopratutto omega 3 e omega 6 in quantità uguali.
- Nutritevi di cibi ricchi di potassio e poveri di sodio
- Seguite una dieta ad alto contenuto alcalino, cioè ricca di minerali come calcio, potassio, magnesio.
- Preferiti i cibi ricchi di fitochimici, di vitamine, di sali minerali e di antiossidanti.
Come un coniglio, un cinghiale, un cervo e le tribù dei cacciatori-raccogliatori non controllano le quantità del cibo che mangiano, nemmeno voi dovete controllare le calorie. Siamo l’ unico animale al mondo che le controlla, un metodo inutile e perverso, che può essere totalmente eliminato con la Paleo Diet.
Secondo la nutrigenomica questo legame geni-cibo, nel corso di milioni di anni, permette al cibo di comunicare con i nostri geni. Cioè quello che mangiamo influenza direttamente i processi metabolici, perché i messaggi del cibo controllano tutte le molecole che informano l’ organismo se bruciare calorie, oppure immagazzinarle.Se quindi ingeriamo cibi non consoni al nostro DNA, le “comunicazioni” saranno errate o difettose, provocando aumento di peso, perdita di massa muscolare, stanchezza, malattie. Al contrario se l’alimentazione è consona al nostro DNA riusciremo a perdere peso, rallentare il processo di invecchiamento, abbassare il livello di colesterolo, produrre molecole che riducono l’appetito...
Secondo la nutrigenomica questo legame geni-cibo, nel corso di milioni di anni, permette al cibo di comunicare con i nostri geni. Cioè quello che mangiamo influenza direttamente i processi metabolici, perché i messaggi del cibo controllano tutte le molecole che informano l’ organismo se bruciare calorie, oppure immagazzinarle.Se quindi ingeriamo cibi non consoni al nostro DNA, le “comunicazioni” saranno errate o difettose, provocando aumento di peso, perdita di massa muscolare, stanchezza, malattie. Al contrario se l’alimentazione è consona al nostro DNA riusciremo a perdere peso, rallentare il processo di invecchiamento, abbassare il livello di colesterolo, produrre molecole che riducono l’appetito...
Per esempio, per l’ invio delle informazioni genetiche, le cellule adipose si legano a speciali recettori presenti nel nucleo delle cellule detti RAPP (Recettori Attivati dai Proliferatori dei Perossisomi). Se ingeriamo acidi grassi buoni, paleolitici, come l’ EPA (acido eicosapentaenoico) del pesce, questi si legano al recettore RAPP, favorendo l’ attività di combustione dei grassi e migliorando la sensibilità all’ insulina. Se invece ingeriamo grassi “cattivi” come gli oli polinsaturi vegetali raffinati (come l’olio di mais), ma anche troppi carboidrati o carboidrati non paleolitici (cereali), si disattivano i geni bruciagrassi.
Con questo nuovissimo approccio non contano solo le quantità, la qualità, la ripartizione dei nutrienti (40-30-30, low carb, zero carb, Metabolica, Atkins, ecc) e l’ indice glicemico, ma anche se un dato cibo ha convissuto con la nostra evoluzione e non solo negli ultimi 10.000 anni. Questo perchè i cibi arcaici lavorano a livelli dei nostri geni e non solo a livello di apporto calorico, di nutrienti, vitamine e minerali. Gli alimenti “moderni” dati dall’ agricoltura (10.000 anni) non hanno questa capacità, perché il nostro percorso comune è stato troppo breve assieme a loro per renderli affini alla nostra genetica.
Utilizzo la Paleo Diet ormai da anni con risultati su forza, massa e definizione assolutamente eccezionali su moltissimi atleti che seguo. Solo la prima fase è difficile, per via delle reticenze culturali legati all’ eliminazione della pasta, pane e pizza, oltre alla crisi di astinenza che può durare qualche settimana. Ma alla fine muscoli pieni, addome a tartaruga e energia al massimo tolgono a tutti la voglia di ritornare al riso/pollo e riso/tonno...
Utilizzo la Paleo Diet ormai da anni con risultati su forza, massa e definizione assolutamente eccezionali su moltissimi atleti che seguo. Solo la prima fase è difficile, per via delle reticenze culturali legati all’ eliminazione della pasta, pane e pizza, oltre alla crisi di astinenza che può durare qualche settimana. Ma alla fine muscoli pieni, addome a tartaruga e energia al massimo tolgono a tutti la voglia di ritornare al riso/pollo e riso/tonno...
FONTI: WWW.PALEODIET.IT – CLAUDIO TOZZI
giovedì 22 novembre 2012
IL POST CHE LA CLASSE MEDICA NON VUOLE FARTI LEGGERE
Nel
1931 lo scienziato tedesco Otto
Heinrich Warburg ha
ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di
cancro.
Proprio
così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio
Nobel.
Otto
ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere
anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico.
Perché?
Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata
su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un
ambiente acido (nel caso di inattività, per una cattiva
ossigenazione delle cellule).
L’acidosi
cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno.
La
mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.
Egli
ha detto: “La
mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa
medaglia: Se una persona ha uno, ha anche l’altro”.
Cioè,
se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà
mancanza di ossigeno nel suo sistema.
Se
manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.
Egli
ha anche detto: “Le
sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che
attirano ossigeno.”
Cioè,
un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.
Egli
ha dichiarato:
“Privando
una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore e’ possibile
convertirla in un cancro”.
“Tutte
le cellule normali hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le
cellule tumorali possono vivere senza di esso”.
(Una
regola senza eccezioni.)
“I
tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.”
Nella
sua opera “Il metabolismo dei tumori,” Otto ha mostrato che tutte
le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni
fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di
ossigeno).
Ha
scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano
ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di
ossigeno.
Le
cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un
ambiente privo di ossigeno.
Pertanto,
il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che ha alcune
cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di
ossigeno.
In
sintesi:
- Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento.
- Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.
Importante:
Una
volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della
qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali,
forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel
corpo. In altre parole … tutto dipende unicamente da ciò che si
mangia.
Il
risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala
chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un
pH neutro.
E
‘importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono
sulla salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente
dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino(poco di sopra al 7).
In
una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.
Se
il pH del sangue di una persona inferiore 7, va in coma.
GLI
ALIMENTI CHE ACIDIFICANO IL CORPO:
- Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (E’ il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas). Il suo pH è di 2,1 (molto acido)
- Carne. (Tutti i tipi)
- Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)
- Il sale raffinato.
- Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)
- Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti)
- Margarina.
- Antibiotici e medicine in generale.
- Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)
- Alcool.
- Tabacco. (Sigarette)
- Antibiotici e medicina in generale.
- Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’ dei cibi”)
- Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.
Il
sangue si ‘autoregola’ costantemente” per non cadere in acidosi
metabolica garantire il buon funzionamento e ottimizzare il
metabolismo cellulare.
Il
corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare
l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già
citati (per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbano il
corpo.
Dobbiamo
tener conto che con il moderno stile di vita, questi cibi vengono
consumati almeno 3 volte al giorno”, 365 giorni l’anno e tutti
questi alimenti sono anti-fisiologici.
GLI
ALIMENTI ALCALINIZZANTI:
*
Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno
del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un
po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto
equilibrio). Le verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.
*
I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2,
tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino.
(Probabilmente il più potente di tutti - non fatevi ingannare dal
sapore acidulo)
*
I frutti producono abbastanza ossigeno.
*
Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.
*
I cereali integrali: l’unico cereale alcalinizzante è il miglio.
Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta
ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne
qualcuno. Tutti i cereali devono essere consumati cotti.
Il
miele è altamente alcalinizzante.
*
La clorofilla la pianta è fortemente alcalina.
(Da
qualsiasi pianta) (in particolare aloe vera, noto anche come aloe)
*
L’acqua è importante per la produzione di ossigeno. “La
disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la
radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo
afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.
*
L’esercizio ossigena tutto il corpo. “Uno stile di vita
sedentario usura il corpo.”
L’ideale
è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che
acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come
le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.
Non
abusare del sale o evitarlo il più possibile.
Per
coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di
circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.
Se
si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il piu’
possibile.”
Inutile
dire altro, non è vero?
Dr.
George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al
mondo, dichiara apertamente: “Tutte
le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di
un saturazione di acidità nel corpo.”
Come
precedentemente accennato, è del tutto impossibile per il cancro di
comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una
dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i
cibi che producono acido.
In
generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si
eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita.
Questo può produrre il cancro.
Mencken
ha scritto:
“La
lotta della vita è contro la ritenzione di acido”.“Invecchiamento,
mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache,
allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi,
tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.
Dr.
Theodore A. Baroody ha detto nel suo libro “Alcalinizzare
o morire” (alcaline
o Die):
” In
realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie Ciò che
conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale:
Molte scorie acide nel corpo”
Dr.
Robert O. Young ha detto:
“L’eccesso
di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie
degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un
corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti
tossici di quelli che è in grado di eliminare allora le malattie si
manifestano.”
E
LA CHEMIOTERAPIA?
La
chemioterapia acidifica il corpo a tal punto che ricorre alle riserve
alcaline del corpo immediatamente per neutralizzare l’acidità
tale, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio)
depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli.
Per
questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono
questo trattamento e tra le altre cose la caduta dei capelli. Per il
corpo non vuol dire nulla stare senza capelli, ma un pH acido
significherebbe la morte.
Niente
di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le
indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica)
e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative che
esistano. Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di
queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato.
Tutto
indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono
un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta
l’altro al profitto.
Più
le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria
farmaceutica.
E
per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto
quanto ne produce l’industria alimentare.
Quanti
di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e
qualcuno dire: “… Poteva capitare a chiunque …”
No,
non poteva!
“Che
il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.
Ippocrate
(il padre della medicina )
Fonte:
tratto da pmbeautyline salute e bellezza del 7 agosto
2012
Fonte:
Terra Real Time del 1 novembre 2012
Attraverso:
mercoledì 21 novembre 2012
LA CHEMIOTERAPIA E' CANCEROGENA
I pericoli della chemioterapia
Il
principio terapeutico della chemioterapia è semplice: si usano
sostanze chimiche altamente tossiche per uccidere le cellule
cancerose.
Il concetto che sta alla base di questo ragionamento è che alcune cellule, a causa di fattori ambientali, genetici o virali, impazziscono iniziando a riprodursi caoticamente creando delle masse (neoplasie).
La Medicina perciò tenta di annientare queste cellule con farmaci citotossici (cioè tossici per le cellule). Tuttavia, questa feroce azione mortale, non essendo in grado di distinguere le cellule sane da quelle neoplastiche (impazzite), cioè i tessuti tumorali da quelli sani, colpisce e distrugge l’intero organismo vivente.
Ci hanno sempre insegnato che l’unica cura efficace per i tumori è proprio la chemioterapia, ma si sono dimenticati di dirci che queste sostanze di sintesi sono dei veri e propri veleni. Solo chi ha provato sulla propria pelle le famose iniezioni sa cosa voglio dire.
Un
malato di tumore viene certamente avvertito che la chemio gli
provocherà (forse) nausea, (forse) vomito, che cadranno i capelli,
ecc.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera da qualsiasi problema e responsabilità.
Ma siccome è l’unica cura ufficiale riconosciuta, si devono stringere i denti e firmare il consenso informato, cioè si sgrava l’Azienda Ospedaliera da qualsiasi problema e responsabilità.
Le precauzioni del personale infermieristico che manipolano le sostanze chemioterapiche appena lette nella testimonianza, non sono una invenzione. L’Istituto Superiore di Sanità italiano ha fatto stampare un fascicolo dal titolo “Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici” per tutti gli addetti ai lavori, cioè per coloro che maneggiano fisicamente le fiale per la chemio (di solito infermieri professionali e/o medici). Fiale che andranno poi iniettate ai malati.
Un
team di studiosi alla ricerca del perché le cellule tumorali sono
così resistenti, accidentalmente è inciampato su una scoperta molto
più importante. Mentre conducevano la loro ricerca, il team ha
scoperto che la chemioterapia in realtà danneggia fortemente e
cellule sane e, successivamente, fa scattare in loro il rilascio di
una proteina che
sostiene e dà combustibile alla crescita tumorale.
Oltre a ciò, rende il tumore altamente resistente al trattamento futuro.
Segnalando i loro risultati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, gli scienziati riferiscono che i risultati sono stati ‘del tutto inaspettati’
Oltre a ciò, rende il tumore altamente resistente al trattamento futuro.
Segnalando i loro risultati sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, gli scienziati riferiscono che i risultati sono stati ‘del tutto inaspettati’
Conosciuta
come WNT16B, gli scienziati che hanno effettuato le ricerche dicono
che questa proteina creata dal trattamento chemio aumenta la
sopravvivenza delle cellule del cancro ed è la ragione per cui la
chemioterapia conclude effettivamente la vita in modo più rapido. Il
co-autore Peter Nelson, membro del Fred Hutchinson Cancer Research
Center di Seattle, spiega:
“La WNT16B, se prodotta, può interagire con le cellule tumorali vicine e farle crescere, invadere, e, soprattutto, resistere alla terapia successiva.”
Il
team ha poi concluso l’istruzione con queste parole:
“I nostri risultati indicano che le risposte determinate nelle cellule benigne … possono contribuire direttamente alla cinetica di una maggiore crescita del tumore.”
Alla
voce Antraciclinici
(uno
dei chemioterapici usati) c’è scritto che dopo la sua assunzione
può causare: “Stomatite,
alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La
cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa
classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o
cronica (mortalità del 50% dei casi). Tutti gli antraciclinici sono
potenzialmente mutageni e cancerogeni”.
Alla
voce Procarbazina (un altro dei chemioterapici usati) c’è
scritto che dopo la sua assunzione può causare: “E’
cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo
impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che
aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
In
un altro documento, sempre del Ministero della Sanità (Dipartimento
della Prevenzione – Commissione Oncologica Nazionale) dal titolo
“Linee-guida per la sicurezza e la salute dei lavoratori esposti
a chemioterapici antiblastici in ambiente sanitario” (documento
pubblicato dalle Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano) c’è
scritto: “Uno dei rischi rilevati nel settore sanitario è
quello derivante dall’esposizione ai chemioterapici antiblastici.
Tale rischio è riferibile sia agli operatori sanitari, che ai
pazienti”.
Qui si parla espressamente dei rischi per operatori e pazienti.
Il
documento continua dicendo: “Nonostante numerosi chemioterapici
antiblastici siano stati riconosciuti dalla IARC (International
Agency for Research on Cancer) e da altre autorevoli Agenzie
internazionali come sostanze sicuramente cancerogene o probabilmente
cancerogene per l’uomo, a queste sostanze non si applicano le norme
del Titolo VII del D.lgs n. 626/94 ‘Protezione da agenti
cancerogeni’. Infatti, trattandosi di farmaci, non sono sottoposti
alle disposizioni previste dalla Direttiva 67/548/CEE e quindi non è
loro attribuibile la menzione di R45 ‘Può provocare il cancro’ o
la menzione R49 ‘Può provocare il cancro per inalazione’”.
Quindi
queste sostanze, nonostante provochino il cancro, non possono essere
etichettate come cancerogene (R45 e R49) semplicemente perché sono
considerate “farmaci”.
Questa informazione è molto interessante.
Andiamo avanti: “Nella tabella 1 [vedi sotto]è riportato un elenco, non esaustivo, dei chemioterapici antiblastici che sono stati classificati dalla IARC nel gruppo ‘cancerogeni certi per l’uomo’ e nel gruppo ‘cancerogeni probabili per l’uomo’.
L’Agenzia
è arrivata a queste definizioni prevalentemente attraverso la
valutazione del rischio ‘secondo tumore’ che nei pazienti
trattati con chemioterapici antiblastici può aumentare con l’aumento
della sopravvivenza. Infatti, nei pazienti trattati per neoplasia è
stato documentato lo sviluppo di tumori secondari non correlati con
la patologia primitiva”.
Tabella
1
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Cancerogeni per l’uomo: Butanediolo dimetansulfonato (Myleran) - Ciclofosfamide - Clorambucil - 1(2-Cloretil)-3(4-metilcicloesil)-1-nitrosurea (Metil-CCNU) - Melphalan - MOPP (ed altre miscele contenenti alchilanti) - N,N-Bis-(2-cloroetil)-2-naftilamina (Clornafazina) - Tris(1-aziridinil)fosfinsolfuro (Tiotepa)
Probabilmente
cancerogeni per
l’uomo: Adriamicina - Aracitidina - 1(2-Cloroetil)-3-cicloesil-1nitrosurea
(CCNU) - Mostarde azotate - Procarbarzina
Certamente
si tratta di un elenco incompleto perché, sfogliando una trentina di
bugiardini di chemioterapici, mancano diverse molecole cancerogene
per ammissione stessa dei produttori.
In conclusione, il documento sulle “linee guida” riporta alla voce “Smaltimento”: “Tutti i materiali residui dalle operazioni di manipolazione dei chemioterapici antiblastici (mezzi protettivi, telini assorbenti, bacinelle, garze, cotone, fiale, flaconi, siringhe, deflussori, raccordi) devono essere considerati rifiuti speciali ospedalieri.
Quasi
tutti i chemioterapici antiblastici sono sensibili al processo di
termossidazione (incenerimento), per temperature intorno ai 1000-c La
termossidazione, pur distruggendo la molecola principale della
sostanza, può comunque dare origine a derivati di combustione che
conservano attività mutagena.
È
pertanto preferibile effettuare un trattamento di inattivazione
chimica (ipoclorito di sodio) prima di inviare il prodotto ad
incenerimento. Le urine dei pazienti sottoposti ad instillazioni
endovescicali dovrebbero essere inattivate prima dello smaltimento,
in quanto contengono elevate concentrazioni di principio attivo”.
Queste
sostanze, che vengono sistematicamente iniettate nei malati, anche se
incenerite a 1000°C “conservano
attività mutagena”.
Ma che razza di sostanze chimiche sono mai queste?
La spiegazione tra poche righe.
FONTI:
DISINFORMAZIONE.IT
giovedì 25 ottobre 2012
LO ZUCCHERO E' CANCRO
Zucchero
è un termine generico usato per identificare carboidrati semplici,
che includono monosaccaridi come fruttosio, glucosio e galattosio e
disaccaridi come maltosio e saccarosio (zucchero raffinato bianco).
E’
imbarazzante che un concetto semplice come "gli zuccheri
alimentano il cancro" possa essere trascurato così
drammaticamente come componente di un programma completo di
trattamento del cancro.
Ai milioni di pazienti che oggi sono curati per cancro nel mondo, ben difficilmente viene prescritta una terapia nutrizionale scientifica limitandosi a dire di " mangiare qualsiasi cosa".
Ai milioni di pazienti che oggi sono curati per cancro nel mondo, ben difficilmente viene prescritta una terapia nutrizionale scientifica limitandosi a dire di " mangiare qualsiasi cosa".
E'
evidente che i malati di cancro avrebbero un miglioramento importante
nei loro risultati se controllassero l’assunzione del combustibile
preferito delle cellule cancerogene, il glucosio.
Il
Nobel per la medicina del 1931, il tedesco Otto Warburg, Ph.D.,
scoprì per la prima volta che le cellule neoplastiche hanno un
metabolismo energetico fondamentalmente differente dalle cellule
sane.
Il centro della sua tesi per il Nobel era che i tumori maligni esibivano frequentemente un aumento della glicolisi anaerobica -- un processo per cui il glucosio è usato come combustibile dalle cellule tumorali con la produzione di acido lattico come sottoprodotto anaerobico -- rispetto ai tessuti normali.
Il centro della sua tesi per il Nobel era che i tumori maligni esibivano frequentemente un aumento della glicolisi anaerobica -- un processo per cui il glucosio è usato come combustibile dalle cellule tumorali con la produzione di acido lattico come sottoprodotto anaerobico -- rispetto ai tessuti normali.
La
gran quantità di acido lattico prodotta tramite questa fermentazione
del glucosio da parte delle cellule tumorali è quindi trasportata al
fegato. Questa conversione del glucosio a lattato genera un pH più
acido nei tessuti cancerosi così come affaticamento fisico generale
da accumulo dell'acido lattico stesso. Quindi, i tumori più grandi
tendono a sviluppare un pH più acido.
Questa via inefficiente del metabolismo energetico rende soltanto 2 molecole di adenosina trifosfato (ATP) per ogni molecola di glucosio, rispetto alle 38 molecole di ATP prodotte dall'ossidazione aerobica completa del glucosio.
Ottenendo soltanto circa il 5 per cento (2 molecole di ATP contro 38) dell'energia disponibile presente nell'approvvigionamento alimentare e dai magazzini corporei delle calorie, il cancro "spreca" l'energia ed il paziente diventa stanco e sottonutrito. Questo circolo vizioso aumenta la distruzione dei tessuti.
Questa via inefficiente del metabolismo energetico rende soltanto 2 molecole di adenosina trifosfato (ATP) per ogni molecola di glucosio, rispetto alle 38 molecole di ATP prodotte dall'ossidazione aerobica completa del glucosio.
Ottenendo soltanto circa il 5 per cento (2 molecole di ATP contro 38) dell'energia disponibile presente nell'approvvigionamento alimentare e dai magazzini corporei delle calorie, il cancro "spreca" l'energia ed il paziente diventa stanco e sottonutrito. Questo circolo vizioso aumenta la distruzione dei tessuti.
In
conclusione cari miei, una persona che nel corso della sua vita ha a
che fare con il cancro, se vuole combattere efficacemente contro
questa malattia, deve assolutamente eliminare dalla sua dieta
qualsiasi fonte alimentare di zuccheri sempilci, tra cui questi
alimenti: ZUCCHERO, PANE, PASTA, DOLCI E FARINACEI.
MEGLIO
LO ZUCCHERO O LA VITA?
Alla
prossima.
FONTI: The Alternative Research Foundation
mercoledì 24 ottobre 2012
I DANNI PROVOCATI DAI CEREALI
I DANNI PROVOCATI DAI CEREALI
I cereali non sono idonei alla nutrizione umana per i
seguenti motivi:
• Contengono troppi zuccheri e calorie in
relazione al volume
• Il nostro sistema digerente non è predisposto ad
assimilare gli amidi con facilità
• Sono scarsi di proteine, particolarmente povere
di valore biologico
• Contengono solo poche tracce di vitamine e
minerali
• Sono ricchi di antinutrienti e Aminoacidi carenti.
Non è casuale che per millenni si sia cercato di compensare tali carenze mischiando cereali con legumi, latte o altri cereali che compensassero gli aminoacidi mancanti, ad esempio consumando contemporaneamente riso e piselli, pasta e fagioli, latte e pane.
La povertà estrema di questi alimenti era già ben nota da tempo così come i problemi legati a scarsa introduzione di proteine nobili: ridotto sviluppo somatico, sistema immunitario inefficiente, rachitismo e così via.
Fattori ANTINUTRIENTI:
Si tratta di sostanza in grado di ridurre la digeribilità delle proteine e dei polisaccaridi inibendo gli enzimi digestivi preposti ed il loro assorbimento.
Tra queste:
• I tannini: alterano il sapore e il valore
nutrizionale del cibo. Ad alte concentrazioni
possono essere cancerogeni. Riducono
l’assorbimento proteico e rallentano la
crescita.
• I resorcinoli: agiscono con risultati analoghi
ma con meccanismi non ancora ben chiari.
• I fitati: interferiscono con l’assorbimento dei
minerali (ferro, calcio, magnesio e zinco)
provocando anemia e rachitismo
• Le lectine: riducono la permeabilità della
mucosa intestinale in modo analogo a quanto
avviene nel morbo celiaco.
• Gli inibitori amilasici: bloccano gli enzimi che
digeriscono gli zuccheri.
• Gli inibitori protesici: possono provocare
ipertrofia del pancreas perché costringono ad
iperattività la ghiandola.
• Molte proteine vegetali: sono indigeribili da
parte dei nostri enzimi proteolitici.
TRATTO DALL'ARTICOLO "CATTIVO COME IL PANE" (1998) DI GIOVANNI CIANTI
martedì 9 ottobre 2012
ANTIDEPRESSIVI MAI PIU' CON LA TERAPIA AMINOACIDICA
Il principio su cui si basa la DIETA GENOMICA è la diretta correlazione tra salute psicofisica dell'essere umano e alimentazione genoma compatibile. I piu' recenti studi della NUTRACEUTICA (la scienza che si occupa di studiare gli effetti farmacologici degli alimenti) ci vengono incontro per darci una soluzione alternativa ai farmaci per risolvere disturbi dell'umore attraverso l'integrazione di specifici aminoacidi
Come sappiamo, gran parte dei disturbi dell'umore sono causati da scompensi biochimici all'interno del cervello, ed in particolare alla carenza nel nostro organismo di particolari neurotrasmettitori come la serotonina, e la noradrenalina.
I farmaci antidepressivi piu' moderni infatti come gli SSRI (prozac per citare il più famoso) agiscono inibendo il meccanismo di "dispersione" (ricaptazione) della serotonina nel cervello, mantenendo quindi una più alta concentrazione di questo neurotrasmettitore nel cervello.
Guardiamo invece cosa può fare l'integrazione aminoacidica: i neurotrasmettitori come la serotonina, sono prodotti dai cosiddetti "precursori". I precursori non sono altro che la materia prima dalla quale l'organismo ricava i preziosi neurotrasmettitori. Se noi attraverso l'integrazione assumiamo dosi adeguate di precursori possiamo ottenere lo stesso risultato dei farmaci ma a differenza di essi non inibiamo funzioni fisiologiche del cervello, ma, semplicemente forniamo più materia prima al nostro organismo per creare neurotrasmettitori.
Gli integratori aminoacidici sono questi:
1)SEROTONINA, precursore: TRIPTOFANO (meglio se assunto nella forma 5 HTP ( maggiormente biodisponibile).
2) DOPAMINA e NORADRELINA, precursore: TIROSINA
3) ACETILCOLINA precursore: COLINA.
Possiamo quindi trarre la conclusione che aumentando l'integrazione dei suddetti aminoacidi apportiamo al nostro organismo maggior disponibilità dei fondamentali neurotrasmettitori, stesso effetto dei farmaci ma senza pericolosi effetti collaterali.
Alla prossima!
Come sappiamo, gran parte dei disturbi dell'umore sono causati da scompensi biochimici all'interno del cervello, ed in particolare alla carenza nel nostro organismo di particolari neurotrasmettitori come la serotonina, e la noradrenalina.
I farmaci antidepressivi piu' moderni infatti come gli SSRI (prozac per citare il più famoso) agiscono inibendo il meccanismo di "dispersione" (ricaptazione) della serotonina nel cervello, mantenendo quindi una più alta concentrazione di questo neurotrasmettitore nel cervello.
Guardiamo invece cosa può fare l'integrazione aminoacidica: i neurotrasmettitori come la serotonina, sono prodotti dai cosiddetti "precursori". I precursori non sono altro che la materia prima dalla quale l'organismo ricava i preziosi neurotrasmettitori. Se noi attraverso l'integrazione assumiamo dosi adeguate di precursori possiamo ottenere lo stesso risultato dei farmaci ma a differenza di essi non inibiamo funzioni fisiologiche del cervello, ma, semplicemente forniamo più materia prima al nostro organismo per creare neurotrasmettitori.
Gli integratori aminoacidici sono questi:
1)SEROTONINA, precursore: TRIPTOFANO (meglio se assunto nella forma 5 HTP ( maggiormente biodisponibile).
2) DOPAMINA e NORADRELINA, precursore: TIROSINA
3) ACETILCOLINA precursore: COLINA.
Possiamo quindi trarre la conclusione che aumentando l'integrazione dei suddetti aminoacidi apportiamo al nostro organismo maggior disponibilità dei fondamentali neurotrasmettitori, stesso effetto dei farmaci ma senza pericolosi effetti collaterali.
Alla prossima!
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